La nuova giustizia sociale di Obama
Il discorso sullo stato dell’Unione rivela un significativo cambio di registro nella lotta di Barack Obama alle ingiustizie sociali: dalla guerra contro i ricchi il presidente passa alla creazione di nuove opportunità per i poveri. Per una lunga stagione l’obiettivo, ogni volta che si parlava di diseguaglianza era di punire gli avidi plutocrati che avevano fatto crollare il mondo torchiandoli con nuove tasse. Peduzzi Sulla guerra al terrore Obama diventa offensivo pure per Kobe Bryant

Il discorso sullo stato dell’Unione rivela un significativo cambio di registro nella lotta di Barack Obama alle ingiustizie sociali: dalla guerra contro i ricchi il presidente passa alla creazione di nuove opportunità per i poveri. Per una lunga stagione l’obiettivo, ogni volta che si parlava di diseguaglianza era di punire gli avidi plutocrati che avevano fatto crollare il mondo torchiandoli con nuove tasse. Dietro a tutto ciò occhieggiava un concetto ovvio e tuttavia impossibile da esplicitare nell’America allergica al vocabolario del socialismo: redistribuzione della ricchezza. Prelevare ai ricchi per finanziare servizi per i poveri e per la middle class impoverita, questa era l’idea di fondo. E Obama qualcosa ha anche fatto in questo senso, ottenendo l’aumento dell’aliquota massima in cambio dell’estensione, in via definitiva, dei tagli fiscali di Bush per la classe media. Già quello non era un progetto disegnato per galvanizzare la corrente più radicale dei democratici, e lo stesso Obama lo ha abbandonato nel suo discorso, dove la “inequality” è stata sostituita dalla “opportunity” e le gabelle dei ricchi rimpiazzate dal salario minimo per i poveri. Tanto per non adagiarsi sul plot moraleggiante della sinistra antisistema, tendenza Bill de Blasio, che vuole ridurre la diseguaglianza inanzitutto tagliando la cresta dei ricchi, non innalzando i poveri. E se il Congresso è troppo litigioso per approvare la scala mobile ci penserà il presidente in persona, partendo dall’aumento del salario minimo per i contractor federali annunciato lunedì: una riforma sostanzialmente irrilevante che però corrisponde all’egalitarismo dal basso abbracciato da Obama.